Progettare spazi educativi significa progettare anche l’aria

Accanto a spazi, colori, materiali e arredi, anche la qualità dell’aria deve diventare parte integrante del progetto.

18/09/2026  |  Fantini Cosmi Tempo di lettura
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Progettare un ambiente educativo significa partire da chi lo vivrà. Non basta disporre correttamente arredi e funzioni: occorre interpretare bisogni, emozioni, sensazioni e comportamenti, unendo la dimensione pratica a una lettura più sensibile dello spazio.

È questo uno dei temi emersi durante “Designing Educational Spaces”, il primo appuntamento del ciclo Design Talk organizzato da TortonaLab Milano. Un’occasione di confronto interdisciplinare dedicata al ruolo dell’architettura, del design e delle soluzioni tecnologiche nella creazione di ambienti capaci di favorire l’apprendimento, il benessere e la creatività.

Spazi che lasciano posto all’immaginazione

Negli asili, nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie, lo spazio non è un semplice contenitore, ma diventa parte dell’esperienza educativa. Può stimolare il movimento, incoraggiare l’autonomia, favorire le relazioni e offrire ai bambini occasioni per inventare, sperimentare e giocare.

Per raggiungere questo obiettivo, però, non è necessario riempire ogni ambiente di oggetti e sollecitazioni. Uno spazio troppo affollato o eccessivamente definito rischia di lasciare poco margine all’immaginazione. Il gioco nasce spesso da elementi semplici, aperti a interpretazioni diverse e capaci di trasformarsi attraverso la creatività del bambino.

Il compito del progettista è quindi complesso: deve tradurre il desiderio di libertà, felicità e serenità in scelte concrete, individuando i bisogni reali dei più piccoli senza imporre modalità d’uso troppo rigide. Servono ambienti attraenti ma anche liberi, con superfici disponibili, pareti che non siano necessariamente occupate in ogni loro parte, altezze e volumi che favoriscano la percezione dello spazio e aree nelle quali sia possibile muoversi ed esprimersi.

Il movimento, in particolare, è una componente fondamentale dello sviluppo. Lo spazio educativo dovrebbe accoglierlo e incoraggiarlo, accompagnando il bambino nell’esplorazione dell’ambiente e nella costruzione della propria esperienza.

La luce si progetta, lo spazio si progetta. E l’aria?

Architetti e progettisti sono abituati a considerare la distribuzione degli ambienti, i colori, i materiali, la luce, l’acustica e gli arredi. Molto meno frequentemente, invece, la qualità dell’aria viene affrontata come un vero parametro di progetto.

Ma l’aria è una presenza costante, anche se invisibile. La respiriamo per tutto il tempo trascorso all’interno degli edifici e, negli ambienti scolastici, bambini, insegnanti e personale possono rimanere indoor per molte ore consecutive.

La luce si progetta, l’acqua si progetta, lo spazio si progetta: anche l’aria deve essere progettata.

Non è sufficiente domandarsi dove collocare le bocchette di ventilazione. Occorre valutare le caratteristiche degli ambienti, il numero e l’età degli occupanti, i tempi di permanenza, le attività svolte, le possibili fonti di inquinamento, le portate d’aria necessarie, il comfort termoigrometrico, il rumore generato dagli impianti e le modalità di gestione e manutenzione.

Nelle aule e negli asili, infatti, possono accumularsi anidride carbonica prodotta dalla respirazione, formaldeide e composti organici volatili rilasciati da materiali, arredi e prodotti utilizzati negli ambienti, polveri sottili e altri contaminanti. In determinate condizioni deve essere presa in considerazione anche la possibile presenza di radon. Aprire occasionalmente le finestre non permette sempre di assicurare un ricambio costante e controllato, soprattutto in presenza di basse temperature, rumore o inquinamento esterno.

La UNI 12016:2026 introduce un nuovo riferimento

A sottolineare la necessità di integrare la qualità dell’aria nella progettazione contribuisce oggi la UNI 12016:2026, la prima norma tecnica italiana specificamente dedicata agli impianti di ventilazione meccanica negli edifici destinati all’istruzione.

Il suo campo di applicazione comprende non soltanto le aule, ma anche laboratori, aule magne, palestre e altri ambienti utilizzati da studenti, insegnanti e personale. La norma considera insieme qualità dell’aria indoor ed efficienza energetica, offrendo a progettisti, gestori ed enti proprietari un riferimento per dimensionare, verificare e gestire correttamente gli impianti.

Il principio di fondo è importante: il ricambio dell’aria non può essere affidato esclusivamente a comportamenti occasionali, ma deve essere pensato in funzione delle caratteristiche e dell’effettivo utilizzo degli spazi.

L’esperienza di Fantini Cosmi nelle scuole

Fantini Cosmi vanta una lunga esperienza nella progettazione e nell’applicazione di sistemi di ventilazione meccanica controllata negli istituti scolastici. Ne è un esempio il progetto realizzato nella Regione Marche, che ha interessato numerose scuole, dall’infanzia alle secondarie di primo grado, con l’installazione di centinaia di unità VMC per garantire un ricambio continuo e controllato dell’aria.

Scopri il progetto realizzato nell’istituto comprensivo statale P. Tacchi Venturi di San Severino Marche.

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L’azienda propone oggi una delle gamme di VMC decentralizzate più estese del mercato, con modelli caratterizzati da portate che arrivano fino 1.150 m³/h e soluzioni disponibili anche con pompa di calore. Le unità decentralizzate consentono di intervenire anche negli edifici esistenti, limitando la necessità di opere invasive e adattando il sistema alle caratteristiche dei singoli ambienti.

Tra gli sviluppi più recenti rientra RHINOCOMFORT 3, unità di VMC puntuale che riunisce l’esperienza Fantini Cosmi nella gestione dell’aria indoor. La soluzione combina il ricambio controllato e il recupero di calore con un sistema integrato (e brevettato) di sanificazione attiva dell’aria, per contribuire alla creazione di ambienti più salubri e confortevoli.

Progettare una scuola significa immaginare come i bambini potranno muoversi, giocare, apprendere e stare insieme. Perché questa esperienza sia davvero positiva, tuttavia, occorre considerare anche ciò che non si vede. L’aria non è uno sfondo neutro: è una componente essenziale dello spazio e, come ogni altra componente, deve entrare nel progetto fin dall’inizio.

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